La rivoluzione al voto

"In due mesi di campagna elettorale, in preparazione di quelle che saranno le prime elezioni senza previsioni scontate di grandi brogli come durante l’era Mubarak, soltanto i Fratelli musulmani e i salafiti sono riusciti a vincere quest’apatia, questa inerzia nazionale, grazie alla loro organizzazione – lavorano a questo momento da ottant’anni – e grazie al fervore religioso di proselitismo islamico che per quest’occasione è semplicemente diventato proselitismo politico".
18 AGO 20
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"In due mesi di campagna elettorale, in preparazione di quelle che saranno le prime elezioni senza previsioni scontate di grandi brogli come durante l’era Mubarak, soltanto i Fratelli musulmani e i salafiti sono riusciti a vincere quest’apatia, questa inerzia nazionale, grazie alla loro organizzazione – lavorano a questo momento da ottant’anni – e grazie al fervore religioso di proselitismo islamico che per quest’occasione è semplicemente diventato proselitismo politico". E' quello che ha scritto Daniele Raineri, inviato del Foglio al Cairo, nella serie di articoli che hanno raccontato la grande attesa intorno alle elezioni per il rinnovo del parlamento in Egitto che iniziano oggi. Scrive Raineri: "I grandi partiti laici, la borghesia medio alta, le banche, il mondo degli affari, i militari, sono rimasti preda dell’incantamento stanco del fellah. E ora si stanno bruscamente risvegliando. La Borsa soltanto domenica ha bruciato otto miliardi di sterline egiziane. I candidati non sono pronti al voto. E i militari sono davanti alla seconda rivoluzione di Tahrir" [continua a leggere I soldati e i fellah].
Anche Google, nella sua versione egiziana, ha celebrato le elezioni con un doodle a tema
Durante gli ultimi giorni di campagna elettorale il candidato cristiano copto Naguib Sawiris, magnate delle telecomunicazioni, aveva espresso pessimismo sul risultato delle elezioni: “La Tunisia è un paese davvero liberale, là le donne sono forti come dieci uomini. Eppure gli islamisti hanno vinto con il 45 per cento. Cosa succederà qui?” [continua a leggere Quant’è pessimista il tycoon Naguib Sawiris sulle elezioni in Egitto]. Il Foglio ha raccontato dei contatti di Washington con i Fratelli Musulmani del Cairo [continua a leggere Chi sta sentendo Obama al Cairo] e la notizia che la Fratellanza sta orchestrando la crisi assieme al Consiglio supremo dei militari: i vincitori probabili delle elezioni parlamentari vanno a braccetto con i militari che detengono attualmente il potere [continua a leggere Il problema in piazza della Fratellanza e anche La campagna politica dei Fratelli musulmani parte dai bassifondi in ebollizione].
La seconda rivoluzione egiziana è stata raccontata da piazza Tahrir, dove il nostro inviato Raineri ha spiegato quali sono i nuovi nemici dei manifestanti: "Al Cairo i protagonisti sono cambiati. Il Consiglio supremo dei generali, che a gennaio era stato decisivo nella cacciata del presidente Hosni Mubarak perché non era intervenuto, questa volta è il nemico e l’obiettivo diretto delle proteste. Anche se gode ancora del consenso prono della maggioranza dell’Egitto, ha già sforato di due mesi il termine oltre il quale aveva promesso che avrebbe riconsegnato il potere ai civili e ha segnalato di non volerlo fare dopo le elezioni, grazie all’introduzione di nuove leggi superiori alla Costituzione che garantiscono ai militari autonomia politica e impunità legale. Oggi militari e polizia, prima rivali e capri espiatori gli uni degli altri, sono assieme dalla stessa parte" [continua a leggere La rivoluzione non sa aspettare al Cairo].
Lo schema del conteggio dei voti, molto, molto difficile da capire
Le votazioni che iniziano oggi, comunque, si svolgeranno in tre fasi: partiranno dal Cairo per arrivare ad Alessandria e nelle città maggiori di altre aree. Le consultazioni si concluderanno a marzo. I partiti politici che partecipano alla corsa elettorale sono circa quaranta. Le coalizioni che si sono formate e consolidate nelle ultime settimane sono quattro: la Rivoluzione continua (The Revolution continues) che comprende il partito socialista egiziano; l’Alleanza Democratica (The Democratic Alliance) con i Fratelli Musulmani; l’Alleanza islamista (The Islamist Alliance) il cui partito più in vista è il salafita Al-Nour (la luce) e il Blocco egiziano (The Egyptian Bloc) che comprende partiti liberali e Tagammu.
/media/uploads/2011/istruzioni+voto+grande.jpgQueste sono le istruzioni per il voto distribuite nei seggi elettorali (clicca per ingrandire)